La mia storia

Mi sembra giusto, per imparare a conoscerci, parlarvi un pò di me, della mia storia e di come sono arrivata qui…
Sono Gaia, ho 36 anni, sono di Siracusa, ma da 8 anni vivo in provincia di Milano.
Sono laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Siracusa, ma in effetti tutto ho fatto, nel corso della mia vita, tranne quello che mi ero prefissata di fare.
Durante i miei 4 anni in Accademia, facevo la promoter nei Centri Commerciali. Avete presente quei ragazzi che vi fermano ogni volta che passate davanti a loro, per proporvi di cambiare gestore telefonico, oppure – dentro i supermercati – di assaggiare i nuovi sughi Rana? Ecco, facevo questo. Che in effetti, per una rompiscatole come me, non v’ era lavoro più azzeccato. Una boccata d’aria fresca per i miei genitori o i miei amici, perchè così potevo rompere a dei perfetti sconosciuti e non a loro, tanto quando tornavo a casa non avevo neanche voglia di parlare… 😆 😆
Una volta laureata, ho preparato le valigie e mi sono trasferita nella magica Roma, lavorando come stagista Visual Merchandiser in Rinascente.
Dopo pochi mesi, però, a mio padre fu diagnosticato un cancro ai polmoni e quindi, senza pensarci due volte, sono tornata nella mia Siracusa. Volevo stare con lui e viverlo finchè potevo.
In quel periodo, trovai lavoro in un noto negozio di arredamento, Aiazzone, che – come in molti ricordano – fallì per bancarotta fraudolenta, lasciando a casa centinaia di lavoratori in tutta Italia. Ho continuato su questa scia, lavorando in diversi negozietti di arredamento della mia città, fino a quando, un anno dopo la morte di mio padre, non decisi di trasferirmi a Milano. La malattia di mio padre, mi ha segnato nel profondo il mio cuore, è stato un periodo di dolore e sconforto. Lo vedevo soffrire, sfiorire giorno dopo giorno. Mi sentivo impotente. Ma la sua morte – sono egoista, lo so – non mi fece tirare un sospiro di sollievo. Io lo volevo con me, volevo continuare a raccontargli le mie storie, le mie paure, le mie incertezze. Volevo la sua forza, la sua fiducia in me, le sue battute sempre pungenti ed ironiche. Non volevo che mollasse, anche se non c’era nulla da fare per lui… Decidere di andar via, per me, fu un voler dimostrare a me stessa che potevo farcela e a lui che faceva bene a riporre fiducia in me. Una presa di coscienza delle mie possibilità. Fu una decisione sofferta, molto sofferta, perché sapevo di lasciare mia mamma da sola, sapevo che sarei andata incontro all’incerto, ma dovevo farlo. Per me stessa. Dovevo riprendere in mano la mia vita. Poi per un siciliano, lasciare la propria terra non è mai facile. Non per niente ci chiamano terroni. Perché è vero, siamo terroni. Siamo legati indissolubilmente alla nostra isola. Ai profumi, ai colori, alla vivacità della nostra isola. E trasferirsi al nord è sempre un trauma. Si commette sempre l’errore di pensare che loro abbiano pregiudizi nei nostri confronti e che ci tratteranno male e che ci guarderanno sempre guardinghi. Nulla di più falso. Sono ormai giunta alla convinzione che siamo noi ad avere più pregiudizi su di loro…
Comunque, raggiunsi il mio ragazzo e andammo a convivere. Intanto avevo trovato lavoro in Ikea, la mia adorata Ikea, decidemmo di sposarci e poco dopo nacque Samuele. Un periodo roseo, ricco di gioia e positività, finalmente.
Terminata la mia meravigliosa esperienza in Ikea, trovai lavoro in un altro negozio di arredamento, Mondo Convenienza. Anche questa, una bella esperienza, in un ambiente stimolante, con colleghi strepitosi.
Però, adesso ero mamma… e i turni che facevo, domeniche e festivi sempre aperti, giornate intere fuori casa, non mi permettevano di godermi il periodo più bello della mia vita con Samu. Così, decisi di dimettermi e di cercare un lavoro che mi permettesse di stare di più con la mia famiglia. Ma come si suol dire, passai dalla padella alla brace. Cominciai a lavorare in un negozio di bricolage (di questo non faccio il nome, però), da un contratto inizialmente part time di 20 ore settimanali (perfetto per me), piano piano passai a 24 ore e poi a 30, poi full… Insomma, peggio di prima, perché oltretutto era un lavoro fisicamente massacrante. Mentre lavoravo lì, scoprii di avere i calcoli alla colecisti e che dovevo essere operata. Durante il mio ricovero in ospedale, cominciai a pensare e pensare e pensare, (il tempo in ospedale non passa mai…) e cercai di stilare una lista dei pro e dei contro, di ciò che dovevo assolutamente cambiare nella mia vita, perché non volevo una vita vissuta in passivo.
Volevo essere felice. Me lo meritavo. E quel lavoro stava distruggendo tutto ciò che avevo costruito finora con dedizione e sacrificio. Litigavo spesso con mio marito perché ero nervosa, non vedevo più mio figlio perché il sabato e la domenica lavoravo sempre ad orari impossibili e lui aveva cominciato ad andare alla materna, non mi sentivo né motivata a continuare, né soddisfatta del mio lavoro. Mi sentivo davvero una nullità.
Crisi.
Ma crisi profonda. Davvero dovevo sacrificare tutto per il lavoro? Davvero la mia famiglia doveva essere messa in secondo, ma anche in terzo, piano per quel lavoro? La risposta non ci mise molto ad arrivare… E finalmente, dopo lunghi confronti con mio marito, che comunque mi aveva detto fin dall’inizio che secondo lui sarebbe stato il caso di cambiare lavoro, decisi di rimanere a casa per un pò e ristabilire un equilibrio familiare perso.
Nel frattempo mi ero operata e soffrivo maledettamente dei postumi dell’intervento, infatti mi imbottivano di antidolorifici. Tornata a casa, io esattamente non so cosa la mia mente dopata abbia pensato, ma mi ricordo di me seduta al tavolo del soggiorno a ritagliare cartamodelli di dinosauri in pannolenci… Avevo deciso di preparare i ricordini di fine festa per il quarto compleanno di Samuele. Non avevo mai fatto nulla del genere, infatti mi sfugge proprio il passaggio mentale in cui ho deciso di impelagarmi in questa avventura… Proprio io poi che non avevo mai cucito in vita mia… Il risultato è stato tutto sommato soddisfacente, ma per me, che sono una pignola degna di essere ascendente Vergine, non era abbastanza. Mio figlio e i suoi compagnetti invece ne furono entusiasti.
Nel realizzarli, mi sentii così viva, così realizzata, così felice, che non ricordavo neanche più sensazioni così belle e positive, ma tutto si concluse così per me.

L’intervento mi portò delle brutte complicazioni e dovettero ricoverarmi. Sono stata in quella stanza d’ospedale per 20 lunghissimi giorni, senza neanche poter vedere il mio cucciolo. E potete immaginare quanto abbia viaggiato la mia mente…
Vedevo la gente andare e venire, io invece rimanevo sempre lì… Verso gli ultimi giorni, arrivò in camera una donna bellissima. Bellissima dentro. Laura, fondatrice di uno Studio Olistico a Milano, mi parlava di funzionamento energetico-vibrazionale della vita, di suonoterapia e di altre cose a me prima d’allora sconosciute. Mi ha aiutato a capire cosa potevo fare per stare bene con me stessa, per trovare la via più giusta per trovare la serenità che cercavo, scrutando nel mio profondo e suggerendomi delle tecniche ben precise di rilassamento e concentrazione. Trascorrevamo notti intere a parlare. Tornata finalmente a casa, tutti quei discorsi apparentemente circoscritti a quel particolare stato d’animo, mi rimbombavano nella mente, anche di notte, fin quando non si accese la lampadina, mi sentii come liberata da un muro davanti al mio viso, in cui vedevo la vastità di ciò che avevo davanti. Era come se avessi indossato sempre gli occhiali da sole e ad un tratto li avessi tolti, scoprendo l’infinità dei colori, la luce, la vita di tutto ciò che mi circondava. Io dovevo continuare a creare, dovevo riprendere in mano ago, filo e pannolenci e imparare!
Ed eccomi qui, a distanza di un anno esatto dalla mia disavventura, a scrivere su un blog, a raccontarvi di me, della mia intimità, delle piccole gioie e dei grandi dolori della mia vita, a farvi vedere cosa realizzo e come. Non l’avrei mai pensato. Mai mai mai e poi mai avrei pensato di poter realizzare qualcosa di mio, che entra nelle vostre case, che rendete poi vostro, che, magari qualche volta vi emoziona, così come emoziona me ogni volta che lo penso, lo disegno e lo creo.
Spero di non avervi annoiato. Forse sono stata un pò lunga… ma spero di continuare a vedervi qui.
Se vi va lasciate un commento e parlatemi un pò di voi… 😉

 

“La creatività è contagiosa… Trasmettila!”